
Esistono libri che val la pena leggere almeno una volta nella vita. Ad alcune persone possono forse sembrare ostici, per la loro lunghezza e il linguaggio ricercato, o persino scontati a causa della loro fama e di alcuni giudizi che li precedono. Eppure questi libri travalicano i secoli perché al loro interno si nascondono alcuni aspetti così fondanti l’umano che, per chi li sa scovare, è impossibile non comprenderne la grandezza. Così è per i Promessi…
Alessandro Manzoni ha impiegato quasi vent’anni di lavoro per scrivere il suo primo (e praticamente unico) romanzo: come mai così tanto? Quali contenuti così preziosi custodisce per meritare tanta premura? È solo una storia di gente “piccola”, comune, al quale capitano dei fastidi. Renzo e Lucia sono fidanzati e stanno per sposarsi ma nella loro storia d’amore interviene il prepotente don Rodrigo. E allora sono guai inaspettati, fughe, paure, nuovi incontri, con la speranza che i patimenti prima o poi finiscano, che tutto abbia un senso, che si possa tornare a essere felici… L’umiltà dei protagonisti si mischia alla verità dei fatti storici ricostruiti dall’autore (la guerra per la successione del ducato di Mantova e del Monferrato, la peste e la carestia nella Lombardia del Seicento) e alle vite di alcuni personaggi realmente esistiti (Gertrude, l’innominato, Federico Borromeo) per mostrarci come in realtà non c’è vita “piccola” che non sia inserita nella storia e che tutti, ma proprio tutti, abbiamo la nostra parte in essa.
Nei Promessi Sposi Manzoni non ci racconta una semplice favola dal finale scontato, ma ci racconta di come l’uomo sia libero di scegliere se fare il bene o di fare il male e di come questa scelta possa cambiare il nostro destino e di quelli che ci stanno intorno. Ci fa riflettere sul nostro senso della giustizia e su come reagiamo di fronte alle prevaricazioni che vediamo accadere nel mondo, mostrandoci l’intricato e misterioso groviglio nel quale le vite delle persone sono collegate. Ci provoca sulla possibilità che esista un disegno divino, che non cessa di cercarci e di recuperarci ma che al contempo si ferma di fronte alla nostra stessa libertà, lasciando a noi l’ultima parola.
Mi auguro che questa riduzione dell’opera del Manzoni possa davvero facilitare molti a immergersi nei suoi contenuti e a riscoprirli. E perché no, far venire voglia di prendere (o riprendere) in mano l’originale.
Leggerli. Leggerli per sé stessi. Leggerli ad alta voce insieme ad altri. Prendere sul serio l’avventura umana dei suoi protagonisti per imparare a guardare l’avventura della nostra vita, arrivando magari a cogliere la speranza ultima che ha mosso Manzoni a dedicare così tanto tempo alla sua opera. La speranza, in fondo, che nonostante le varie circostanze, un lieto fine sia possibile anche per noi.
Paolo Ferrero Merlino
Visita il sito dell’editore: https://www.sestanteedizioni.com/promessi-sposi-pocket/
