
«Bisognerebbe scrivere di cose eterne per essere certi che saranno attuali». Così scriveva Simone Weil a proposito della letteratura, ed è il motivo per cui dopo 5.000 anni siamo ancora qui a leggere il mito di Gilgamesh.
Questa storia non parla di macchine, di cellulari, di computer o delle mille cose transitorie di cui è riempita la nostra quotidianità, ma di cose permanenti: la luna, gli alberi, l’amicizia, la morte, il dolore, l’amore… Cose che esistono da migliaia di anni ed esisteranno sempre.
L’origine di questa narrazione si perde nella notte dei tempi perché prima di essere scritta è stata narrata a voce per secoli, eppure la cosa incredibile è il fatto che riesca ancora a emozionarci, a parlarci.
Nonostante sia stata inventata da uomini in un tempo totalmente diverso dal nostro, in cui è impossibile anche solo immedesimarsi, la comprendiamo, ci ferisce, ci costringe a pensare. Questo è possibile perché parla di realtà che non passeranno mai: il cuore dell’uomo e la vita.
Leggere questo mito è, allora, come tornare all’inizio, quando le parole avevano un peso e la vita un significato. Questo racconto è come una miniera d’oro, in cui ogni generazione umana scende e torna in superficie con qualche ricchezza. La sua inesauribilità sta proprio nella sua densità, nell’andare al cuore dell’esistenza.
In un’epoca, come dice ancora Simone Weil, «dove la società è diventata una macchina per infrangere i cuori, per schiacciare gli spiriti, una macchina per fabbricare incoscienza, stupidità, corruzione, ignavia e soprattutto arroganza», il mito di Gilgamesh è un vero libro fondativo, una bussola preziosa per ritrovare la nostra umanità e un sentiero per iniziare ad affrontare il viaggio della vita.
Paolo Molinari
Visita il sito dell’editore: https://www.itacaedizioni.it/catalogo/epopea-di-gilgamesh/
